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L'oratorio di S. Giovanni Battista

nel castello di Castellengo.

[Cenni storici] [Le cause del degrado] [Le opere di restauro del 1999-2000]

CENNI STORICI

(Arch. Claudio A. Ciccioni)

 

La piccola cappella situata all'interno del castello di Castellengo é intitolata a S.Giovanni Battista. Molto probabilmente , al tempo dei feudatari, era la cappella gentilizia del maniero e la sua data di costruzione potrebbe coincidere con quella del castello stesso, sebbene al momento non vi siano fonti scritte che possano dimostrarlo. Il primo documento in cui é nominato il feudo di Castellengo é un diploma dell'Imperatore Corrado del 4 maggio 1039 , nel quale l'imperatore conferma a Guala di Casalvolone i feudi di Cossato e Castellengo. Tuttavia per tutto l'arco della storia medioevale é difficile determinare quale fosse la reale consistenza architettonica del castello ed é ancora più difficile stabilire se e da quando il maniero fosse dotato di un altare.

In quella che può essere considerata la più antica planimetria del castello, databile attorno al 1692, la chiesa é già presente . Del resto la sua esistenza é documentata in un testo scritto già il 2 marzo del 1640. In quel giorno il conte Prospero Frichignono istituì nell'oratorio un beneficio per un cappellano con la rendita di ben novanta giornate di terra.

 

 1692 circa "Pianta del Castello di Castellengo", disegno ad inchiostro, (Archivio di Stato di Biella, Archivio Frichignono di Castellengo, disegni, n. 24.)

E' indicata la Cappella. Al posto dell'attuale Sacrestia (costruita attorno al 1730) compare la "Dispensa sopra il pozzo". In un atto di divisione datato 1692 é scritto che sarà lecito al proprietario di tale dispensa di "dillatarla" fino al filo della muratura della facciata della cappella da un lato, e fino al filo della muraglia dello scalone dall'altro. Queste opere saranno effettivamente realizzate negli anni successivi, dando agli edifici la configurazione attuale.

 

Successivamente la cappella fu oggetto della Visita Pastorale del 1668 durante la quale venne così trovata:

"Visitavit oratorium partic. In Castro Ill.mi Comitis de frichignono de Castellengo in quo celebratur per Capellanum ad libitum qui est R. Jos. Petr. Bullius Ab Oclepo Super. Habet requisita et paramenta propria cum suppelectili decenti. Ad hoc oratorium fuit translatus tit. Benef.cij S. Jo.is in monte belluardo in finibus Motte al. extan. in oratorio campestri desctructo Habet onus celebrandi missam unam in singula hebdomada que celebratur.". 

Questi documenti tuttavia non ci danno nessuna informazione su come potesse essere la cappella prima del '700. In base a documenti successivi e sulla base dell'analisi sulle murature esistenti si può ipotizzare che la cappella fosse costituita da un unico vano rettangolare, probabilmente coincidente con quello attuale. Occupava lo spazio libero tra le vecchie mura difensive e il pozzo(probabilmente preesistente). Il lato verso valle della cappella é di fatto quello che resta del muro che un tempo chiudeva tutto il cortile , innestandosi sulla torre d'angolo ancora esistente . Fino a poco tempo fa sotto la linea di gronda, si potevano ancora vedere gli elementi decorativi a beccatelli, del tutto simili a quelli che ancora si trovano sul tratto esterno del muro su cui si apre l'accesso al cortile. La copertura, probabilmente a due falde, proseguiva anche sopra il pozzo, creando un piccolo porticato. Procedendo per analogia ed avanzando caute ipotesi, é possibile immaginare che all'interno non vi fossero ancora la volta, la cupola e la cantoria e che invece la struttura lignea del tetto fosse a vista. Erano probabilmente già presenti le due finestre ai lati della porta d'ingresso, mentre la finestra laterale é sicuramente posteriore al 1778.

 

 1778 "Pianta de Siti, e Fabbriche comuni[]Facciata della Cappella, suo Portico, Sagrestia, Pozzo co suoi ordegni[]", disegno ad inchiostro acquerellato (Archivio di Stato di Biella, Archivio Frichignono di Castellengo, disegni, n. 74).

La cappella appare già nel suo aspetto attuale, ad eccezione della copertura, rifatta a seguito della costruzione dell'ala del castello ad essa adiacente. Nel disegno non appare la lanterna, ma é presumibile che già vi fosse, dal momento che anche gli interni dovevano già presentarsi come oggi. Sulla sinistra un muro getta ombra sul prospetto: é il vecchio muro di fortificazione che chiudeva il cortile verso la valle e che é presente in altre raffigurazioni del castello. In seguito questo muro venne demolito fino all'alteza dell'attuale parapetto.

E' con la costruzione della sacrestia che l'oratorio subì radicali trasformazioni.

Nel fondo Frichignono dell'Archivio di Stato di Biella é conservata una "Scrittura di Permissione" datata 2 maggio 1727. Per effetto di tale atto, il conte Giovanni Ettore Bonifacio a nome proprio e del padre, Conte Giovanni Antonio Frichignono, e Paolo Ignazio Frichignono, concedono all'Abate Giovanni Giuseppe Ferdinando Frichignono, priore del Beneficio di S. Giovanni Battista, di far costruire una sacrestia in aderenza ed al fianco della cappella esistente nel "cortil grande" del castello, e "nell'angolo verso il Pozzo d'acqua viva per quanto si estende il sito della lunghezza di detto angolo da detta Cappella sin per retta l'estensione del primo pilastro di detto pozzo, e dal detto primo in misura della lunghezza sino al livello della facciata vecchia della suddetta Cappella con sua proporzionata altezza solamente e non altrimenti, con inoltre di rifare, abbellire, ed ampliare detta facciata".

L'atto citato consente di datare la costruzione della sacrestia, nonche' della facciata della cappella intorno al 1730 .In un disegno di poco successivo (1778) l'aspetto della facciata corrisponde già a quello attuale . Questa data é ulteriormente confermata dalla scritta "1730 Saà pinxit". che compariva a fianco del S. Giovanni (di cui oggi non restano che poche tracce) dipinto sul voltino della sacrestia. Del resto in quegli anni tutto il castello dovette subire un radicale cambiamento, trasformandosi, col cambiare delle condizioni politiche ed economiche del Piemonte, da struttura essenzialmente militare a palazzo di residenza..

 

 1778 "Pianta de Siti, e Fabbriche comuni[]Facciata della Cappella, suo Portico, Sagrestia, Pozzo co suoi ordegni[]", disegno ad inchiostro acquerellato (Archivio di Stato di Biella, Archivio Frichignono di Castellengo, disegni, n. 74).

La cappella appare già nel suo aspetto attuale, ad eccezione della copertura, rifatta a seguito della costruzione dell'ala del castello ad essa adiacente. Nel disegno non appare la lanterna, ma é presumibile che già vi fosse, dal momento che anche gli interni dovevano già presentarsi come oggi. Sulla sinistra un muro getta ombra sul prospetto: é il vecchio muro di fortificazione che chiudeva il cortile verso la valle e che é presente in altre raffigurazioni del castello. In seguito questo muro venne demolito fino all'alteza dell'attuale parapetto.

La Visita Pastorale del 1748 riconferma la descrizione della visita precedente:

"visitatum fuit oratorium publicum prope Castrum huius loci constructum, in quo unicum altare tantum inibi errectum sub titulo Sancti Jo.nis Bapte; quod in cunctis omnibus est ad prescriptum existens []Visitata fuerun Paramenta Suppellectiles cum calice et patena... in eo non celebretur donec fornix huius Sacelli ex humiditate denigrata, quare reparandum in tecto, sumptibus quorum de jure".

Venti anni più tardi, nel 1768, un inventario descrive gli arredi di questa cappella:

"Un'Ancona di Bosco intagliato dorata con varie piccole figure rappresentanti gl'Apostoli con un quadro rappresentante Gesù Cristo deposto dalla Croce con al di sotto l'arma gentilizia dell' Ill.ma Casa Frichignono con al disopra

una figura rappresentante S. Gio. Batta

Quattro Angioli esistenti negl'Angoli dell'altare

Due reliquiari di Bosco intagliato dorato

Il Tabernacolo di bosco dipinto e dorato molto vecchio e tarlato

Quattro quadri rappresentanti il Beato Amedeo, altro S. Francesco di Sales, altro San Gregorio ed altro S. Agostino, detti quadri con cornice negra a più fili d'oro

In una piccola niccia nella parete di d.a Capella si ritrova una piccola statua d'Alabastro rappresentante Maria Vergine col Bambino in brachio

Entrati nella Sacristia si sono ritrovati un Credenzone con quattro tiratoi".

E' documentata una serie di interventi di restauro intorno al 1858, tanto che il 2 giugno dello stesso anno il Vescovo permetteva che fosse benedetto. L'anno coincide con il passaggio di proprietà del castello dalla nobile famiglia Frichignono (oggi estinta) a quattro benestanti biellesi: Gaudenzio Sella (che acquista con la consorte Ottavia), l'avv Giovanni Pozzo, il notaio Secondino Sella e l'ingegnere Agostino Camera di Vercelli.

In quegli anni venne anche collocata una tela raffigurante S.Giovanni, dipinta nel 1858 da Giuseppe Massuero (il quadro venne rubato dopo il 1980).

Ma l'aspetto attuale dell'oratorio, come dimostrano le splendide tavole acquarellate conservate all'archivio di Stato di Biella, é ancora quello tipicamente barocco piemontese del periodo a cavallo del 1700. Prettamente barocchi sono la composizione della facciata a pianta poligonale convessa, la lanterna in sommità della cupola ellittica, la cantoria in legno scolpito e dipinto, con le sue linee concavo-convesse. Anche la decorazione richiama quella di edifici barocchi più conosciuti. La porta d'ingresso é costituita da sei pannelli settecenteschi, scolpiti con motivi geometrici. L'altare sarebbe invece da ricondurre in ambito ottocentesco.

 

 22 Gennaio 1781, "Facciata verso Mezzo Giorno della Casa altre volte Ballestrero", disegno ad inchiostro acquerellato (Archivio di Stato di Biella, Archivio Frichignono di Castellengo, disegni, n. 139).

Il disegno , firmato da "Architetto Giacomo Antonio Parracca", mostra di sguincio il prospetto laterale della cappella.In grigio, sul fondo, il già citato muro che chiudeva il cortile verso la pianura.

Fino a pochi anni fa nella cappella si svolgevano ancora funzioni e rosari, ma negli ultimi venticinque anni é stata vittima del più totale abbandono. Arredi sacri, quadri ed oggetti di valore furono rubati o distrutti dai vandali agli inizi degli anni'80, data che, di fatto, sancisce l'inizio della rovina dell'oratorio.

Le opere di consolidamento e di restauro della copertura, recentemente ultimate, sono state effettuate appena in tempo per salvare l'edificio dalla distruzione: grazie ad un delicato intervento di consolidamento statico e al ripristino del tetto é ora di nuovo possibile immaginare, in un futuro forse nemmeno troppo lontano, il recupero dell'interno ed un nuovo ingresso del piccolo oratorio nella vita e nelle tradizioni locali.

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LE CAUSE DEL DEGRADO

I gravi dissesti della cappella erano dovuti alla protratta incuria del tetto in coppi che ha fatto sì che la struttura portante in legno, già vecchia, marcisse. Negli ultimi mesi anteriori al restauro si era verificato il crollo della parte posteriore del tetto le cui macerie gravavano, col loro peso, sulla sottostante volta. Le infiltrazioni dal tetto inoltre hanno causato il deterioramento della struttura a travate lignee che sostiene la facciata convessa sopra il pronao e il crollo dei voltini in cannicciato esistenti a copertura del pronao stesso.

Solo dopo lo smantellamento del tetto e la rimozione delle macerie che ricoprivano le volte é stato possibile verificare la mappa e la gravità dei dissesti del fabbricato.

Il fatto che i tiranti del tetto e dell'arco dietro il coro fossero costituiti da pali in legno e non da barre in ferro (come di consueto) ha costituito un ulteriore punto di debolezza dello schema statico, infatti questi tiranti sono stati i primi a cedere, attaccati dal tarlo, dall'umidità che ha favorito insediamenti fungini, giungendo in alcuni casi a dissolversi completamente , lasciando come unica traccia di sé il calco vuoto nella calce che li ricopriva , e gli arpioni in ferro con i loro bolzoni alle estremità ormai senza alcuna funzione. Venuta meno la funzione dei tiranti, si è determinato un sensibile aumento delle spinte laterali sui muri perimetrali, che sui lati della cappella adiacenti al castello erano sufficientemente contrastate dalla massa muraria del castello stesso. Diversamente per la facciata ed il muro verso valle: la spinta laterale esercitata dai puntoni del tetto e dalle volte ha determinato una leggera rotazione del muro perimetrale che guarda verso la pianura rispetto al resto del fabbricato. Le condizioni di conservazione di questo maschio murario (considerabile tra i più antichi essendo un resto delle mura quattrocentesche) non hanno certamente contribuito a limitare i danni. E' questo allargamento che ha creato le fessurazioni sul lato sinistro della volta a spicchi sopra l'altare e la grande crepa, ancora visibile, che parte nell'angolo a destra della porta d'ingresso e che arriva fino quasi in sommità alla cupola. Anche la parziale rotazione (strapiombamento verso il cortile esterno) della facciata ha avuto un ruolo determinante nella formazione di questa grande crepa. Ad una altezza coincidente all'incirca con il cornicione orizzontale del timpano, la facciata era trattenuta con tiranti in ferro ed in legno, anch'essi marci e non più in grado di assolvere alla loro funzione. La spinta laterale esercitata dal peso della cupola e le pessime condizioni della già citata struttura in legno su cui appoggiava hanno causato una ben visibile fessurazione ed una sensibile inclinazione del fronte verso l'antistante cortile.

In una tale situazione statica l'oratorio sarebbe potuto crollare senza preavviso.

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LE OPERE DI RESTAURO

(Arch. Mario Zenoglio)

 

Viste le gravi condizioni conservative di cui si è detto, prima del restauro si é dovuti procedere con le indispensabili opere di consolidamento.

Il consolidamento statico.

La prima, importante e impegnativa fase é stata quella del consolidamento statico. Un cordolo perimetrale lega il muro verso la pianura al castello ed alla facciata della cappella, costituendo al tempo stesso un sicuro appoggio per il tetto. Un accorgimento sulla parte di cordolo che si nasconde dietro la facciata permette di ancorare in più punti il timpano e quindi l'intero prospetto al resto dell'edificio.

La parte più impegnativa del consolidamento ha interessato le tre travi in legno che, poggiando sulle colonne in pietra, sostengono la facciata. L'intenzione di conservare integralmente il prospetto originale ha reso necessaria una delicata operazione di sostituzione, operata dopo aver imbracato e sospeso il muro con un'apposita struttura in ferro.

Il restauro conservativo.

Ai lavori di consolidamento sono seguiti i lavori di restauro del tetto, della piccola lanterna sulla cupola e dell'intonaco della facciata. Le opere di restauro sono state effettuate secondo le tecniche tradizionali del "restauro conservativo", con l'impiego in parte di materiali risultanti dalla scelta delle macerie e dei coppi rimossi, in parte da laterizi antichi di recupero.

Il tetto é stato ripristinato rispettandone la complessa forma originale, con non pochi problemi tecnici, ma con grande vantaggio estetico; i coppi a vista sono quasi per intero quelli esistenti recuperati.

La lanterna e la facciata, i cui intonaci erano gravemente deteriorati, sono state ripristinate nel pieno rispetto delle decorazioni e delle modanature che le caratterizzano, utilizzando malte simili, per composizione e carattere estetico, a quelle antiche.


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